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venerdì, 19 dicembre 2008
Mi dispiace, non ce l'ho fatta proprio a scrivere. Sono nella fase che mi guardo allo specchio e mi dico «salve, sono un'handicappata emotiva, argh»: dormo, piango e cerco di tenermi insieme, e sono troppo addentro nel pantano (pant, pant) per capire se mi sto muovendo di un millimetro nel fango. Pagaiare, pagaiare. E lavorare, cioè scrivere. Che in questo caso è più che altro sceneggiare. Tanta carne al fuoco e pochi soldi: si lavora come sempre per la gloria, che alla fine a parità di squattrinatezza avere gloria è sempre meglio che non averne, mi dico. Che poi manco la gloria si è vista ("ti aspetto Glori-aaahhh..." [citaz. da Umberto Tozzi, Gloria/puzzi di cicoria]). Ti chiamano e ti dicono che c'è la crisi, e con questa articolata argomentazione (c'è grossa grisi) il lavoro che prima ti pagavano cento adesso te lo pagano cinquanta, senza colpo ferire. Quindi la crisi non è più un problema loro ma diventa solo un problema tuo. Cioè mio. Con i risparmi del passato (nun mamborta doh passato) ho comprato due biglietti per Cuba per farmi una vacanza romantica con mio padre, ma mio padre si è sentito improvvisamente male eccetera eccetera (vi risparmio i dettagli depressogeni della cosa) e per non buttare tremila euro dalla ventana (finestra, in cubano) ho deciso di regalare una vacanza a Cuba con una donna strafichissima (io) a uno dei miei amici. Anche lui messo maluccio. Sabato partiamo: grandi sorrisi collaudati allo specchio e maracas nello zainetto. L'incidente in motorino, poi, era proprio quello che ci voleva per la prova bikini: ho una crosta zampillante pus che mi sta cadendo a terra con tutto il ginocchio appresso (iva inclusa) e la coscia sinistra ricoperta di ematomi viola che sembro maritata con un alcolista scozzese violento. Per fortuna ho il bikini giallo, e viola e giallo sono complementari, tuttosommato una vera sciccheria underground.
Dunque, buon Natale.
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