cos'è la pulsatilla Detto tra noi? Non lo so di preciso neanch'io. Una mala erba che uno sciamano mi prescrisse perché «ero cattiva». Che avesse ragione o no, ormai è troppo tardi per cambiare nome. il mio bel romanzo che non ha letto praticamente nessuno ![]() il mio non-romanzo che hanno letto praticamente tutti ![]() » disponibile anche in quest'altra edizione gli altri miei titoli incompresi » quest'anno ti ha detto male » amore caro » prove tecniche di megalomania chi è la pulsatilla » la pulsatilla in 33 punti » curriculum vitae » risposte idiote a domande idiote » la mia infanzia difficile » dieci cose che amo » uomini che mi farei » parole preferite » parole preferite (part II) » parole preferite (foggian version) » figure che mi hanno segnata clerks » uno » due » tre » quattro » cinque » sei » sette » otto commenta la pulsatilla » sii educato e urbano voglio fare la pubblicitaria » colloqui in pubblicità (milano) » colloqui disperati (roma) » tutta la verità sulle agenzie » musica da pubblicitari » trovare idee » girare uno spot » fare un naming » scrivere un radiocomunicato anzi ci ho ripensato » faccio la consulente » faccio la pierre » faccio la star » faccio la scrittrice » faccio l'editor le mie sgangherate recensioni » elephant » coffee and cigarettes » closer » ma quando arrivano le ragazze? » varie » AC/DC » solex » pink floyd » rapture (versione vernacolare) » rapture (versione dirigente) » dick halligan & roma sinfonietta » traffic free festival » mouse on mars + tora tora » one dimensional man + rockinrho » patti smith + pippe » musica balcanica + autostop » delgados » oneida » eagles of death metal » viva zapatero! » me, you, mamm't e tu » sangue » perduto per sempre » vignola e i beatles » donde las nubes cantan » eeee, nananana posti di un certo tipo » vecchio franklin » auditorium » cocktail garden » goa » ristorante divertente trasferte » apulia » isole greche » isole greche (part II) » milano-roma » roma-milano » modena » ciclabile del danubio » sardegna » berlino » parigi » stoccolma » back to milan » dolomiti » dolomiti (part II) » firenze » firenze (part II) » ginevra » il cairo » londra » buenos aires » venezia » istanbul furti » furto lettore cd » furto portafoglio » furto borsa + motorino » furto seconda borsa » furto (?) carta d'identità » furto patente » furto altro cellulare » furto secondo portafoglio » furto secondo motorino + rimpicciolimento piedi cronache depressogene » la gomma » gironzolo disoccupata » il dito nella piaga » coppia conica » cuor di pupattola » frances » la trota » ciccio e ciccia » le rose che non colsi le ricette di suor pulsatilla » premessa » orecchiette con le cime di rapa » trofie con zucchine e gamberetti » pasta e cavoli » salmone scazzato » ciambella per cacacazzi » cous cous porri e calamari » il brodo, proprio come una volta » menù da evitare pulsatilla si misura con i grandi temi » le droghe leggere » la mia generazione » la donna » l’esistenza dell’anima » il petrolio » il salario » l’invenzione del t9 » i tempi che corrono » l'immigrazione » gli ogm » la fine del mondo » l’america » il lucido per scarpe » il gelato » la vita » la vecchiaia » la vecchiaia II » l'anima gemella » i condizionatori d'àere » i condizionatori d'àere II » la mala sanità » la morte » il testamento biologico stupite i vostri parenti » neruda » waldman » borges » neruda (II) » hikmet » kavafis » szymborska » trovarelli » ginsberg » di prima » levi » clevenger » nove » streghe (vangelo delle) » laborit » yeats » kumin » siti » milite » spender anni buttati oggi ottobre 2009 settembre 2009 agosto 2009 luglio 2009 giugno 2009 maggio 2009 marzo 2009 febbraio 2009 gennaio 2009 dicembre 2008 novembre 2008 ottobre 2008 settembre 2008 agosto 2008 luglio 2008 giugno 2008 maggio 2008 aprile 2008 marzo 2008 febbraio 2008 dicembre 2007 novembre 2007 ottobre 2007 settembre 2007 luglio 2007 giugno 2007 maggio 2007 aprile 2007 marzo 2007 febbraio 2007 gennaio 2007 dicembre 2006 novembre 2006 ottobre 2006 settembre 2006 agosto 2006 luglio 2006 giugno 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 novembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 dicembre 2003 novembre 2003 ottobre 2003 settembre 2003 agosto 2003 luglio 2003 giugno 2003 amici miei » gago » gnegnet » roberto » carla » thomas » luca » flavia » tio » regi » manfredi » lollo » gianni » mavi » sissi » giancazzo » ubi » eddie » alfredo » pullo » delio » orietta » psycho » il duca » il bimbo » benty » francesco » karim » rundibacci » sol » cordio » fabio » toilet the others » greenpeace » chinaski » guia soncini » pipilotti rist » zoro » X§ » beppe grillo » porucista » minimo karma » francois de gerard » edi » nazione indiana » sviluppina » dimaco » falso idillio » kaplan » vertigoz » bradipa » bop » batteria ricaricabile » il primo amore » thom. bern. » melodium » la storia siamo noi » isiao » daw » arsenio bravuomo » muntu » heidi » herzog » arkangel » medusaman » un verme » redroofs » leonardo » el fluxus vomitato questo blog è stato visitato *loading* volte, mica cotica.
|
lunedì, 16 giugno 2008 Allora, adesso vi racconto qual è l'apoteosi della demenza, qualora ve lo steste chiedendo. Qual è l'apoteosi della demenza? Adesso ve lo dico io.
L'apoteosi della demenza si svolge nell'aeroporto Leonardo Da Vinci di Roma, dove caracollo con i miei soliti tre quarti d'ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia - se facessi la lista di tutti gli aerei e di tutti i treni che ho perso nella vita ne verrebbe fuori un volume pari all'elenco telefonico di San Paolo del Brasile; e un giorno la farò, la lista; ma l'aereo stavolta non lo perdo, perché ha cinquanta minuti di ritardo, come annuncia il signor interfono, che su un volo Roma-Milano della durata di cinquanta minuti equivale a dire che arriverò a Milano col cento per cento di ritardo possibile, cioè quando la presentazione del mio libro sarà già cominciata, e a questo punto temo di arrivare all'evento (al mio evento) e trovarmi davanti una Pulsatilla altro-da-me che sta discorrendo del suo libro già da un'ora in un universo parallelo dove io non sono nessuno e la gente mi odia. Cosa che in parte già si verifica in questo universo, figurati in quello dove sto per atterrare con cinquanta minuti di ritardo. Comunque. Arrivo in aeroporto con tre quarti d'ora di ritardo e l'aereo è in ritardo di cinquanta minuti, quindi ho praticamente cinque minuti di anticipo, e credo che sia la prima volta che mi capita. Faccio il check-in. Finestrino o corridoio? Non lo so, me lo chiedono tutte le volte, è uguale, è come dire mare o montagna, pandoro o panettone, sono quelle domande che non basta una vita intera. È una no-win situation, dico alla signora del check-in: dove mi metto mi metto, m'impanico, e già penso che il mio volo di ritorno sarà venerdì 13. Odio gli aerei. E nel pensarlo lo dico, e nel dirlo poso sul tapis roulant una valigia leggerissima che pesa appena due chili e mezzo, al che la signora guarda i numerini rossi digitali che appaiono sulla bilancia (2.30 kg) e mi dice: due chili e mezzo, proprio sicura di voler partire? Non dice proprio sicura di volerla imbarcare, dice partire, vuol dire che questa signora dell'Alitalia ha capito di me più di quanto abbia capito chiunque in ventisei anni, compresi genitori e fidanzati, e penso che forse potrei sposarmela, questa signora con i fianchi larghi fasciati nel tailleur verde bandiera. E le dico sì, parto, e siccome partire è un po' morire dovrei dirle la pura e semplice verità, e cioè che sto morendo, non partendo, morendo, e a quel punto lei dovrebbe uscire dal suo banco a elle e venire ad abbracciarmi stretta, e io potrei piangere sulla sua giacca Alitalia fissando nell'odore di Stira & Ammira il ricordo di tutti i momenti più felici della mia vita (i cieli azzurri dopo l'ora di catechismo, il campanile con l'angioletto che si vedeva dal balcone vecchio di nonna, la puzza del motore quattro cavalli della barca in Calabria, e quella sera di marzo 2005 in cui mi sono sentita sola, solissima, fuori dal kebab, e onnipotente). Dico solo: sto imbarcando giusto tre mutande e il barattolo di crema alla pera di Annick Goutal che sull'aereo farebbe di me una pericolosa terrorista sovversiva. La signora mi sorride. Le mancherò. Posso andare incontro alla morte col sorriso, sono amata. Consentitemi una piccola digressione: la paura dell'aereo è un segno di invecchiamento. È come quando cominci a preferire il fondente rispetto al latte, o quando ti trovi a scartare i peperoni dal piatto dell'antipasto perché da qualche tempo a questa parte ti restano sullo stomaco, o quando sfili i calzini del tuo ragazzo storico e noti che ha meno peli di prima sulle caviglie. O come quando ti accorgi che una cosa vale l'altra. La pizza frutti di mare come la vuole, bianca o rossa? E tu non lo sai. Non lo sai perché è uguale. Sai che farà schifo comunque, o che sarà più o meno accettabile comunque, ma la verità è che non te ne importa. Non te ne importa perché la pizza frutti di mare non ti cambierà la vita, adesso lo sai, sei abbastanza vecchio da averlo capito; eppure, un tempo, avresti potuto uccidere per difendere la tua posizione, per difendere il complemento ideale ai frutti di mare, sapevi perfettamente quale delle due era meglio, se la bianca o la rossa, e adesso non te lo ricordi più. E l'aereo, cominci ad averne paura perché cominci a capire che non sei immortale, che le cose vanno storte facilmente. Molto facilmente. Ti hanno spiegato che basta che un uccello si infili nel motore durante il decollo, e dall'ultima pizza ai frutti di mare a oggi sei già stato al funerale di due persone che avevano meno di quarant'anni. Comunque. Con me c'è Ivan, anche lui ha paura dell'aereo, e anche lui è un fumatore, e anche lui adesso ha voglia di una sigaretta, e allora adesso ce la andiamo a fumare, ci andiamo a fumare una bella sigaretta. (Altro segno di invecchiamento: quando smetti di pensare che il fumo fa male, fumi e basta, tanto fumi da sempre e stai bene, e poi non dimentichiamoci che stai per partire, cioè per morire). La sala fumatori è chiusa per restauro - dice il cartello - restauro, come se fossimo alla sala di Raffaello ai Musei Vaticani. Bisogna andare a B5, tipo, e noi siamo tipo a C14. Guardo Ivan: tu la vuoi proprio fumare questa sigaretta? E certo, dice lui: l'ultima sigaretta. L'ultima prima del decollo. L'ultima della vita, forse. Dobbiamo fumarla. Andiamo. Camminiamo, camminiamo e camminiamo. Dio solo sa quanto camminiamo. C'è una scala mobile da scendere, una sala da attraversare, un rullo trasportatore che ci fa attraversare il lunghissimo corridoio più velocemente, e finalmente, forse, siamo arrivati. Invece no. C'è una freccia. Ci facciamo strada in mezzo ai passeggeri, sono eccentrici, hanno occhiali da sole esotici, sono cinici, è cambiata la lingua, siamo penetrati nell'area dei voli internazionali; con determinazione affrettiamo il passo, pregustando il sapore della sigaretta, scartiamo un ascensore e scegliamo più sensatamente le scale mobili, attraversiamo un'altra sala, svoltiamo a destra, superiamo altri negozi, per stanchezza li notiamo, un negozio di guanti, uno di valigie, uno di telefonia, c'è caos, fa chic, prendiamo un passaggio su un altro rullo, incrociamo degli indiani, il rullo ci vomita dentro una hall e finalmente siamo arrivati. E invece no. Dobbiamo continuare. Superiamo una gigantografia di Natalie Portman, siamo rincuorati da un'altra freccia, ci stiamo lasciando lo chic alle spalle, inciampiamo in un bambino che piange e lo scavalchiamo con incuria, affrettiamo ancora di più il passo, buttiamo un occhio sul monitor per vedere se siamo in ritardo per il nostro volo e sì, porca puttana, siamo in ritardo per il nostro volo, stanno imbarcando, ma a questo punto è demenziale tornare indietro, siamo arrivati, siamo quasi arrivati, B5 è lì, ormai ci siamo, stiamo arrivando, stiamo correndo, possiamo rallentare. Siamo davanti alle porte automatiche smerigliate della sala fumatori. Relax. Una donna ne esce, sembra una diva, deve appena aver fumato la sua lunga sigaretta da prostituta, ha i capelli troppo neri per essere una brava persona, capisco che sto per entrare in un posto che non mi si confà. Comunque. Le porte si aprono quando Ivan fa un passo in avanti, perché c'è la cellula fotosensibile. Entriamo in questa piccola stanza. Le porte si richiudono dandoci la sensazione di essere prigionieri nel carcere di massima sicurezza. C'è un odore nauseabondo, sembra che ci abbiano fumato per intere generazioni senza aprire la finestra. In effetti, non ci sono finestre. Ci sono aspiratori che arrancano, fanno il rumore di trenta asciugacapelli, parlare è impossibile e pare di stare in mezzo alla nebbia della Val Padana. Una fila di mulatti appoggiati alla parete fumano meccanicamente, stancamente e tristemente come nei cessi di scuola nell'intervallo tra fisica e italiano. Non parlano. Siamo una banda di tossici. Ivan parcheggia la sua valigia contro il muro con uno strattone, tipo quando parcheggi in doppia fila e tiri il freno a mano e scendi in fretta senza curarti di come hai messo la macchina. Si tasta le tasche, estrae frettolosamente una sigaretta, se la lancia in bocca, se la accende. Io sono disgustata, non ho voglia di fumare. Ma non posso aver fatto tutta questa strada a vuoto. Devo fumare. Prendo con poca convinzione il pacchetto e me ne accendo una. Abbiamo corso per dieci minuti senza dirci una parola e adesso, che finalmente possiamo parlare, non abbiamo niente da dirci. Elaboro questo pensiero e quando ho finito di elaborarlo la sigaretta è finita. Dobbiamo andare. Ivan impugna la valigia. Ho mal di testa, le porte si aprono, ricominciamo a correre. Corriamo, rullo, Natalie Portman, guanti, chic, bambino, telefonia, hall, rullo, freccia, indiano, caos, scala, nazionali, corriamo, corriamo, Dio solo sa quanto corriamo, arriviamo al gate e non c'è più fila, si sono imbarcati tutti, rotoliamo dentro il finger e siamo accolti dal sorrisone della hostess, benvenuti, per di là, tu che sei, finestrino, corridoio? E finalmente decolliamo. Non si impiglia nessun uccello nel motore, Ivan ha la faccia tra le mani, mi aveva detto a chiare lettere che durante il decollo non gli potevo rivolgere la parola. Quando l'aereo è per aria mi inclino verso di lui e gli dò un bacino sulla guancia. Vedo un sorriso che fa capolino tra le dita, le dita che gli coprono la faccia e che lentamente si schiudono. Biscotti o salatini? Vorrei spiegare a questa cretina che è uguale, che né i biscotti né i salatini mi cambierebbero la vita. E poi, come si fa a stabilire se sono meglio i biscotti o i salatini? È come dire mare o montagna, pandoro o panettone: è una no-win situation, dico all'hostess afferrando i salatini. pulsatilla |
03:53 | commenti (43)
|