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sabato, 10 maggio 2008
Tieniti le tue telefonate (breve componimento a rima sciolta)
Tieniti le tue telefonate. Cosa sono le telefonate? Niente. Pensavo fossero qualcosa e invece non sono niente. Quanto costa fare una telefonata? Non ti costa niente, fare una telefonata. Chiamami pure, furbone, mettiti la coscienza a posto per soli 5 centesimi al minuto iva inclusa, fammi gli auguri per l’onomastico, sentiti importante perché te ne sei ricordato – sei un terrone, ecco cosa sei, solo i terroni si ricordano gli onomastici, e io, i terroni e io, e siccome non sei io, allora sei un terrone.
Tieniti le tue telefonate. Mandami le canzoni di Paolo Conte per l’onomastico – non ti ricordi neanche più quale mi piaceva, né perché: ma tanto per voialtri tutte le canzoni di Paolo Conte fanno pling pling pling – , dimmi che Venezia è bella, che sono fortunata a passare il mio onomastico proprio a Venezia, riempimi di banalità, ripetimi ancora una volta quanto sono fortunata a fare quello che faccio, cioè la scrittrice, cioè nella fattispecie scrivere brevi componimenti per idioti intitolati “Tieniti le tue telefonate”.
Tieniti le tue telefonate – pensavo, cercando di capire la psicologia del lucchetto della moto del mio ragazzo, quello con cui secondo te sarebbe finita prima o poi: da che parte si gira la porco giuda di chiave? – e tieniti soprattutto la tua retorica psicoterapica, “capisco come ti senti”, “vieni qui piccola mia”, “empatizzo profondamente”, “ti cerco”, “mi piace accoglierti e tenerti” e tutte le altre frasi che hai imparato alla scuola radio elettra per psicoterapeuti. Ti ho detto che devi andare a fare in culo,“Vai a fare in culo” ho detto, e se tu mi rispondi con voce baritonale e vibrante “Empatizzo, piccina mia, capisco cosa stai provando e rispetto la tua rabbia” mi costringi a ripeterti, questa volta gridando fino a farmi asciugare l’ugola, che devi andare a fare nel culo, nel culo, nel culo e nello straculo.
Tieniti le tue telefonate. L’ho già detto? Mi ripeto. Le telefonate che una volta mi facevano dire oh, che ragazzo d’oro, trova il tempo per telefonarmi così spesso. Quanto valgono le tue telefonate? Niente. Meno di cinque centesimi, perché hai fatto lo You and Me. Ti fai fare lo squillino e poi mi richiami per non farmi spendere, è un gesto galante, ma non significa niente, è un gesto vuoto, come mettersi il tovagliolo sulle ginocchia e aprire la portiera e issarmi la valigia sul treno. Sei un cavaliere vuoto. Non sei un cavaliere. Sei un’armatura. I cavalieri combattono per quello che amano, e qualche volta non tornano vivi dalla guerra.
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