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mercoledì, 07 novembre 2007
Abbiamo due gatti. Opera mia, naturalmente.
Più che due gatti, sono due miniature di gatto. Pesano un chiletto scarso a testa e li puoi tenere in mano, rovesciare, capriolare, in particolare il siamese, che poi non è un vero siamese, i veri siamesi hanno il pelo corto e la coda tagliata, il mio siamese ha il pelo patapuffolo e la codina che fa zan zan (si muove, e il fratello ci gioca). Il fratello invece è tutto nero, il pelo corto, gli occhi tondi verdi. Agile, scaltro, vivace, ti arriva in braccio quando dice lui. Fa gli agguati allo stendibiancheria. E alla coda del siamese, come si è detto.
Il problema dei nomi.
Inizialmente li abbiamo chiamati Mao e Muffa.
Mao quello nero, Muffa il siamese paffutello.
Carino, Mao: breve, onomatopeico, comunista.
Muffa come la Muffa Nobile, il vino. Perché ha il pelo color champagne.
Però era tondo, quindi a un certo punto si è pensato di chiamarlo Sacco.
Sacco e Vanzetti!!!
No, troppo triste.
Mozart e Salieri?
Troppo salottiero.
Giancarlo e Giuseppe.
Ma no, cazzo dici, su.
Bromuro e Stronzio. Bromuro quello calmo, Stronzio l’altro.
No, dài.
Mario Bianchi e John Smith. Due gatti anonimi.
Ma no!
Rino e Bobo.
Rino e Bobo.
Rino e Bobo funziona.
Rino mi sa di agile. Quello nero.
Bobo invece è maldestro, sculetta, cade dal divano. Bobo.
Però dargli il nome di Craxi e Vieri è una crudeltà che il WWF m’avrebbe tolto la tessera.
Allora Bobalino.
Bobalino!
Bobalino!
Bobalino, qua!
Vieni, Bobalino!
Bobalino? Bobo? Bobalino…?
Funzia.
Il nome Rino, invece, non piaceva a nessuno.
Bobalino, e…?
Bobalino, e…?
E?
Il nero ha continuato a chiamarsi in vari modi. Tutti avevano un’idea diversa di come si dovesse chiamare, ergo ciascuno lo chiamava nel modo che preferiva.
«Claudio!».
«Puffo!».
«Volfango!».
«Bigolo!».
«Birillo!».
«Amedeo!».
«Panterozzo!».
«Bonifacio!».
«Ollio!».
«Carcarlo!».
«Bonzo!».
«Bao!».
«Burzum!».
«Banjo!».
«Pepe!».
«Attilio!».
«Woh! Woh!».
Alla fine, non so per quale motivo, abbiamo cominciato a chiamarlo L’Avvocato.
«Dov’è l’Avvocato?».
«L’Avvocato ha mangiato?».
«Signora vicina, ha visto l’Avvocato?».
«Avvocà, scendi. Avvocato, scendi immediatamente».
«Caro Avvocato, mi hai rotto li coglioni».
«Non trovo l’avvocato».
«Bè, chiamalo».
Bobalino e l’Avvocato.
Prossimamente, su PulsaTeleviscion.
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